Nel nostro Congresso dobbiamo partire dall’Europa
La crisi sociale e economica di questi anni si è trasformata per tutte le forze progressiste e
riformiste in una profonda crisi politica ed istituzionale. Si è aperto un baratro tra le persone,
i loro problemi e le soluzioni che nelle sedi istituzionali vengono trovate.
Segniamo drammaticamente il passo di fronte a proposte populiste, dirette e sovraniste.
Cambiamenti epocali in tutto il continente hanno creato ed alimentato nuove paure, senza
che noi fossimo a volte capaci di comprenderle, interpretarle e darvi risposta.
Dobbiamo cambiare. È necessario lavorare per ritrovare le ragioni che ci consentano di
riprendere il cammino della rappresentanza e del consenso, ritornando ad essere punto di
riferimento per tutta la popolazione e non solo di gruppi o élites socialmente rassicurate o
economicamente già forti.
Fra pochi mesi si terranno elezioni decisive per il futuro del nostro continente e dell’Unione
Europea come l’abbiamo intesa, costruita e sognata negli ultimi decenni. Non basterà certo
il nostro congresso regionale a mutare questi scenari o a rilanciare una proposta europea
che rappresenti un’alternativa alle derive populiste e di destra, ma è fondamentale assumere
che questa è la sfida più grande che ci attende e che ognuno deve assumersi come priorità.
Farlo in una Regione come la nostra in cui conflitti e confini hanno segnato
drammaticamente la vita delle persone ed in cui, nel contempo, convivono identità plurali,
dovrebbe essere più semplice. Ogni giorno però, vediamo che i confini tornano ad essere
rassicuranti, che la paura dell’altro permea le coscienze, abbiamo visto ad ogni livello come
vengano meno speranze collettive e rappresentanze per una sorta di particolarismo in difesa
di interessi sempre più personali.
Se il pendolo della storia è spinto dal vento della paura di perdere quello che si ha, o di non
poter migliorare la propria condizione, se è consolidato da proposte populiste, da derive
localiste o di difesa del profilo nazionale, l’esercizio dell’alternativa è essenziale.
Dovremo avere coraggio! Non basterà ricordare 70 anni di pace o citare la lungimiranza di
Spinelli e Schuman. Dovremo parlare di un’Europa federale e solidale e non di un’Europa

delle nazioni, dovremo spiegare come la logistica, la portualità, il futuro delle nostre imprese
e della nostra alta formazione passi attraverso un’Europa più forte e non più debole,
dovremmo dire che la nostra MacroRegione naturale è con la Carinzia, l’Istria e parte della
Slovenia, ed è questo che ci rende più forti nei rapporti con il Veneto e le altre regioni del
Nord, dovremo dire che la nostra piccola Regione ed il nostro piccolo Paese senza l’Europa
finirebbero schiacciati fra le potenze mondiali oggi in campo.
Dovremmo anche, e non è facile, chiedere un’Europa diversa, che non può essere solo dei
limiti e dei conti, ma deve essere capace finalmente di portare a fattor comune diritti e doveri,
da quelli dei lavoratori alla pressione fiscale, capace di capire che vicino alle scelte di
bilancio ci sono anche i necessari investimenti per il lavoro, le imprese, le protezioni sociali,
la redistribuzione del reddito ed un welfare europeo che regali le stesse opportunità di
partenza a tutti. Un’Europa che torni ad essere un sogno in cui credere e per cui impegnarsi.
Partirà anche il congresso nazionale e speriamo sia un confronto prima di tutto sulle
proposte, perché leadership e comunicazione sono importanti ma senza una proposta
alternativa chiara e condivisa rischiano di essere effimere: siamo in una fase difficile, di
consenso, ma anche di “innamoramento” verso i nuovi governanti, dobbiamo ridare forza e
passione alla nostra Comunità politica, fare un’opposizione incisiva senza però
accontentarci solo di smontare con le nostre competenze flat tax o reddito di cittadinanza,
dobbiamo mettere in campo una serie di proposte alternative, le nostre proposte! Di politica
economica e fiscale, di welfare, di visione del futuro che ridiano credibilità al nostro Partito.
Perché non è solo con la derisione delle proposte altrui che recupereremo chi ha
legittimamente deciso di affidare ad altre mani il governo del paese.
Partiamo a livello nazionale dalle proposte appena messe in campo per i giovani, le famiglie
e gli investimenti sui settori prioritari dell’ambiente e della manutenzione del territorio e,
insieme a chi ci crede, costruiamo prima di tutto un progetto capace di disegnare l’Italia del
futuro e nel contempo i motivi veri per cui votare PD.
Le scelte di questo governo sono sotto gli occhi di tutti, spaventano comparti produttivi e
mercati ma nello stesso tempo, non dobbiamo dimenticarlo, trovano consenso acritico in
larghe fasce della popolazione, come consenso continua a trovare la contrapposizione fra
il “male” dei burocrati italiani ed europei, la rigidità asettica dei conti ed il “bene” delle misure
per il popolo.
Spieghiamo quali sono le ricadute concrete per i cittadini e le famiglie delle scelte populiste,
confrontiamoci da subito con la “questione settentrionale” che sembra nascere forte dal
tessuto economico dei nostri territori dopo le scelte dell’attuale governo, usciamo dalla sola
logica debito/non debito per analizzare come vengono spese quelle risorse e proporre le
nostre alternative: per parlare del futuro dei nostri giovani, dei tanti che non vogliono sussidi
ma opportunità e merito, per siglare un patto virtuoso con il nostro tessuto produttivo che
accompagni crescita ed investimenti con un lavoro di qualità, per avviare quei percorsi di
semplificazione e sburocratizzazione forse ancor più attesi delle detrazioni ed anche perché
ogni scelta sul settore fiscale parta, ed in maniera condivisa, dall’assunzione che la
progressività, in un Paese in cui l’1% della popolazione detiene il 20% della ricchezza, è un
dovere imprescindibile.
E’ un impegno collettivo e non immediato, ma da subito è indispensabile individuare i cardini
su cui puntare che riguardano l’affermazione dei diritti e la sicurezza ed emancipazione delle
persone, le opportunità di evoluzione sociale ed economica per le famiglie e le imprese.
Dobbiamo ripartire dai nostri valori, quelli che ci tengono insieme ed hanno fatto nascere il
PD: noi siamo un Partito di centrosinistra, anche sui temi più difficili come quello

dell’immigrazione abbiamo fatto scelte importanti e non semplici per molti di noi, non sono
bastate e forse non sono state nemmeno percepite perché chi cavalca strumentalmente le
paure non ha limiti e sarà sempre più forte. Noi però non siamo quelli di “America first” o
“prima gli italiani”, il Pd o è quello delle parole di Don Turoldo “prima gli esseri umani” o non
è più il PD, vale lo stesso per i diritti individuali e per il rispetto delle regole.
Difendiamo senza se e senza ma la legalità, ma non abbiamo niente da condividere con il
Ministro Fontana e se una legge è razzista lo diciamo. Come non siamo disponibili a passi
indietro sui diritti individuali e su una reale parità di genere! Noi siamo questo, dobbiamo
rivendicare i nostri valori con forza anche quando pare difficile.
Nei nostri valori ci sono anche la solidarietà, le pari opportunità per tutti, certo il merito ma
anche l’attenzione per chi non ce la fa: non dobbiamo guardare con nostalgia agli strumenti
del passato ma non possiamo esimerci da trovare risposte nuove. Se non possiamo
accontentarci di affrontare le nuove sfide globali con gli estremi del liberismo assoluto o del
protezionismo della paura non possiamo nemmeno non dirci che gli ultimi anni hanno visto
un crescendo di diseguaglianza, di difficoltà nella redistribuzione del reddito, di
finanziarizzazione progressiva dell’economia, di crisi della rappresentanza ad ogni livello. In
sintesi una massa enorme di persone, a fronte di opportunità esistenti o raccontate, non ha
visto, se non in peggio, un cambiamento della propria condizione materiale.
L’identità di un partito non sono solo le riforme fatte, ma è l’insieme dei valori che propone,
dalla chiarezza delle scelte di governo, dalla capacità di incrociare e portare a sintesi i vari
sentimenti che pervadono una società, dalla reputazione delle persone che lo formano, da
una classe dirigente autorevole e diffusa: più netta è l’identità, più facile è la sua
comunicazione e trasmissione dei contenuti che la caratterizzano.
Come dice Veltroni “Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una
società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e lo demonizza, chi anima spiriti guerrieri
contro ogni minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa,
altro non fa che dare voce alle ragioni storiche della destra più estrema. Altro che populismo.
Qualcosa di molto più pericoloso”
Spetta a noi, interrogarci sulle ragioni e dare risposta a questo mutamento epocale che ha
investito l’Occidente, l’Europa e il nostro Paese, rendendo precario qualunque pensiero e
minando la fiducia sociale e collettiva nel futuro.
Nuove soluzioni in termini di protezione sociale e di lavoro qualificante sono temi che
dovranno contribuire a costruire un nuovo progetto socialdemocratico per il futuro. Se
pensiamo basti una migliore organizzazione o il cambiamento di qualche faccia, credo
andremo incontro ad amare sorprese. Così come non basta essere buoni e coraggiosi
amministratori perché i temi che orientano il consenso sono ben altri e sono quelli che
dobbiamo affrontare quando qualcuno pone la ferale domanda “perché dovrei votare PD?”.

LA REGIONE
Siamo stati buoni e coraggiosi amministratori. Significa che è andato tutto bene e solo il
vento internazionale ci ha spazzati via? Certo che no, abbiamo sicuramente commesso
errori di metodo e di comunicazione, ma anche alcuni errori di merito.
Permettetemi però di dire che abbiamo affrontato con responsabilità riforme e scelte
necessarie che nessuno toccava da anni, alcune ancor oggi dibattute, ma anche alcune
come Rilancimpresa, gli investimenti sulla sicurezza nelle nostre scuole, per la casa ed il
riuso, per la sostenibilità ambientale, per la crescita del biologico, per la diminuzione dei
costi della Politica che hanno trovato consenso pressoché unanime.
Eppure abbiamo perso, e nettamente: non possiamo evitare di chiederci perché, e
soprattutto come è stato possibile che il giudizio degli elettori sia così profondamente
cambiato rispetto a 5 anni fa.
In particolare dobbiamo chiederci se siano stati solo le scelte amministrative o la paura
dell’altro, degli immigrati, a spostare a destra l’asse del consenso, o se anche in questa
Regione l’humus che ha reso fertile il terreno non sia stata la paura del futuro per sé, per la
propria famiglia, per i propri figli, per i quali l’orizzonte sembra ogni giorno di più restringersi.
Insomma, c’è da chiedersi se una scelta politica così netta venga dalle scelte amministrative
o dalla percezione di insicurezza dettata dagli immigrati, oppure anche, e forse di più,
dall’annebbiamento del proprio orizzonte e dalla rassicurante difesa dell’esistente.
A volte abbiamo pensato che la velocità dell’azione amministrativa bastasse e fosse
sinonimo di qualità e questo ha fatto mancare un compiuto confronto non solo con i portatori
di interesse ma anche con i nostri organismi e con i nostri iscritti. Dobbiamo invece costruire
un rapporto Partito/eletti in cui il rapporto non sia solo informativo. I nostri Circoli, la nostra
Direzione devono assumere decisioni, chiarire la posizione del Partito sui singoli temi e
consegnarla, pur nel rispetto dell’autonomia, a chi ci rappresenta nelle Istituzioni. I nostri
iscritti, la nostra Comunità sono i primi che si confrontano con il territorio e devono sapere
di contare e di essere fondamentali anche nell’assunzione di proposte e decisioni.
Il Partito non può crescere e suscitare impegno e passione se la sua organizzazione è utile
solo per chi c’è già. Il ruolo del Partito come luogo di incontro, di relazione, di
compartecipazione alle decisioni, di confronto pubblico è la condizione per formare una
classe dirigente locale, capace di conoscere il territorio e di raccoglierne le istanze e le
tensioni, di avere contatto con le persone. Va superata una situazione in cui i Circoli si
aprono e si chiudono esclusivamente per fare le primarie, per decidere il consigliere
comunale o regionale, per assecondare una mozione o un’altra.
Ora a livello regionale la situazione è certamente difficile, il poco tempo passato dalle
elezioni, fa sì che tutto ciò che non va sia colpa di quelli di prima e ciò che funziona
ovviamente merito di chi ora governa. Il compito del gruppo consiliare è arduo ed in questa
fase dovrà continuare a fare un’opposizione costruttiva quando possibile, ma dura e senza
sconti tutte le volte che serve, perché anche da lì inizia l’alternativa.
10 assessori esterni che nei costi riportano il Consiglio a 60 componenti, 5 mesi di nulla
sostanziale se non dichiarazioni sui migranti stridono a confronto di un’esperienza che in
meno di tre ci aveva permesso di tagliare completamente i vitalizi ed i costi della politica,
destinare immediatamente 180 milioni € come fondo anticrisi per il nostro tessuto produttivo
ed avviare alcune riforme.
Non basterà però l’opposizione istituzionale, dobbiamo ricreare una comunità capace di
ascoltare, recepire il meglio delle proposte della società civile, dei nostri amministratori locali

e costruire un progetto alternativo. Guai a dare il senso che chiediamo solo un’opinione o
un beneplacito sulle nostre proposte, le idee vanno costruite assieme a tutti quelli che sono
disponibili. Dobbiamo far partire immediatamente i forum tematici, che non dovranno essere
i “nostri” forum, ma dovremo aprirli a tutti quelli che vogliono dare un contributo, perché oltre
ed essere un supporto all’attività istituzionale potranno, pur sapendo che il 2023 è lontano,
cominciare un‘elaborazione di proposte condivise, cominciare a costruire e disegnare un
progetto per la Regione del futuro.

COMUNITA’
La paura nasce nel momento in cui le certezze fondamentali dell’individuo vengono meno
perché le istituzioni e la collettività paiono non occuparsene più. La prima risposta che il PD
deve tornare a dare è l’impegno per le persone, la funzione pubblica di un Partito si sarebbe
detto in passato o il senso di una risposta collettiva. I cittadini possono anche non
condividere alcune nostre proposte ma devono sapere che ci impegniamo per loro, per i
loro diritti, per la possibilità di tutti di vivere dignitosamente con le proprie famiglie e
soprattutto di guardare al futuro con speranza. Far parte di una Comunità deve tornare ad
essere un valore.

SCUOLA FORMAZIONE UNIVERSITA’
I drammatici dati sulla dispersione scolastica e sulla percentuale di laureati rispetto agli altri
Paesi Europei segnano negativamente, ben più del PlL, le prospettive del nostro Paese. La
nostra Regione ha dati certamente più postivi ma non dobbiamo accontentarci proprio da
qui invece dobbiamo partire e rendere questo investimento centrale in ogni nostra proposta.
Il nostro sistema Universitario, i nostri centri di ricerca ma anche la qualità e specializzazione
delle nostre scuole sono la garanzia del nostro futuro, delle prospettive e della qualità del
lavoro dei nostri giovani: va aperta una riflessione vera e compiuta sulla regionalizzazione
della scuola, scevra da timori ma anche da superficialità, vanno resi ancor più
complementari i nostri Atenei, centri di ricerca e formazione, perché se sapremo presentare
il complesso della nostra offerta formativa non solo daremo maggiori opportunità ai nostri
giovani ma potremmo diventare ancor più quel polo di attrazione e riferimento internazionale
che meritiamo di essere.
Il futuro verso il quale la nostra società della conoscenza si sta dirigendo richiede alle
università ed a tutto il sistema dell’istruzione non solo le funzioni classiche di didattica,
ricerca e trasferimento, bensì anche un ruolo decisivo nei processi di crescita economica e
sociale.
I processi di creazione e di diffusione della conoscenza sono un fattore fondamentale non
solo per la crescita della produttività, e quindi del reddito, ma anche per il progresso civile e
sociale di un paese. La conoscenza, infatti è alla base della cultura delle persone e delle
organizzazioni, ed è sulla cultura che si fonda la democrazia.

ECONOMIA E LAVORO
Premiare chi crea lavoro di qualità e crede nel territorio, risorse straordinarie per il nostro
sistema di formazione/istruzione al fine di competere sui nuovi scenari economici e mondiali
e aggredire i “nuovi” mercati dell’economia green, delle filiere e del turismo. Sul cardine di
queste proposte dobbiamo costruire una visione strategica di lungo respiro che ci permetta

di disegnare le prospettive future della nostra Regione e la sua collocazione nel contesto
nazionale ed internazionale. Ora a livello regionale già si sentono le prime richieste di
concretezza dopo mesi di annunci e proposte strumentali, non un euro in più è arrivato da
Roma ed aspettiamo di vedere le ricadute del DEF sul sistema delle autonomie. Per questo
il Gruppo Regionale ha da subito messo in campo delle proposte: dall’Esenzione Irap a chi
assume a tempo indeterminato, crea lavoro di qualità e crede nel territorio, agli investimenti
sul riuso e sull’efficientamento energetico, fino ad una nuova stagione di risorse per i nostri
Comuni legati in primis alla sicurezza ambientale e sismica. Proposte che andranno
implementate ed inserite, grazie all’ascolto ed al lavoro di tutti, in una visione complessiva
che tratteggi il futuro della nostra Regione.
Tutto ciò significa anche una rinnovata attenzione per l’esistenza anche materiale delle
persone, per il problema del reddito, del lavoro e delle protezioni sociali verso cui si
concentrano le preoccupazioni quotidiane di larghe fasce della popolazione. Ancor più dopo
una crisi che ha fatto arretrare significativamente la competitività del nostro sistema
produttivo e dove il recupero dei livelli occupazionali pre-crisi non è scontato e, comunque,
si accompagna ad una faticosa ristrutturazione economica, con lavoratori espulsi dal mondo
del lavoro e di difficile riqualificazione, e molti giovani che cercano opportunità altrove.

LOGISTICA E SVILUPPO SOSTENIBILE
L’Europa non è solo una comunità politica e sociale, ma anche un’opportunità economica
irrinunciabile per la nostra Regione. L’asse nord-sud è la dorsale che fa del Friuli Venezia
Giulia il porto d’Europa con Trieste e Monfalcone, che va ora attrezzato perché l’intera
Regione ne sia parte e pronta a cogliere questa sfida. La Ciclovia AlpeAdria non rappresenta
solo un collegamento internazionale “slow and green”, ma ci indica una via verso uno
sviluppo infrastrutturale al servizio del paesaggio, della cultura, dell’ambiente e dei sapori.
La scelta stessa di un’agricoltura sostenibile e sempre più legata alla qualità dei suoi prodotti
e non alla quantità non è solo scelta ideale ma l’unica possibilità per dare il giusto reddito ai
nostri agricoltori ed un futuro al nostro territorio che non può e non deve competere con
agricolture massive.
ENTI LOCALI
L’Italia non è riuscita a chiudere le Province, mentre tutti gli altri Paesi Europei hanno
riformato profondamente il proprio sistema delle autonomie locali, riducendo drasticamente,
sul criterio di adeguatezza, il numero dei propri Comuni. Dobbiamo ricordarcelo sempre!
Come dobbiamo ricordarci che l’obiettivo è dare servizi migliori a cittadini, imprese e
territorio, non difendere poltrone o rendite di posizione. Affrontiamo laicamente le nuove
proposte dell’attuale maggioranza, consapevoli però che in una Regione di 1,2 milioni di
abitanti non servono altri enti elettivi, bastano la Regione e i Comuni. Partiamo da qui con i
nostri sindaci e amministratori locali, che sono i primi a sapere che servono collaborazioni
sovracomunali per garantire i servizi, ma che chiedono anche una Regione più leggera.
Funzioni e competenze dei nostri Comuni possono certo aumentare ma dobbiamo metterli
in grado di esercitarle pienamente. L’obiettivo di una Regione, certo policentrica ma unita,
sede della grande programmazione e dei Comuni luogo di programmazione e gestione va
mantenuto, ma sono necessari atti coerenti tra cui, senza dubbio, un potenziamento delle
risorse umane nei Comuni – l’ente locale più vicino ai cittadini – attraverso anche un
“dimagrimento” di quelle regionali ed intermedie.

SANITÀ
Seppur ora sembri che la nostra Sanità non sia affatto come disegnato dall’attuale
maggioranza sull’orlo del collasso, seppur preoccupi non in maniera ideologica ma nella
scelta delle priorità l’immediato riferimento al privato ed all’aumento tariffario, affronteremo
con serietà le nuove proposte, perché non serve ricordare a noi che su questi temi non si
giocano partite di parte, ma è sempre e comunque centrale l’interesse cittadini. Ad oggi pare
si parli molto più di contenitori che di contenuti. L’integrazione ospedale e territorio rimane
per noi un principio ed una scelta fondamentale e siamo convinti che i problemi si risolvono
guardando ai processi ed ai bisogni di salute dei cittadini non cambiando il numero di
dirigenti o primari.

PARTITO
“Ricreare armonia e rispettarsi” sono espressioni sentimentali belle da dire che lascerei da
parte, perché, molto concretamente, se ci faremo trovare ancora a perdere tempo e a farci
la guerra fra di noi nelle difficoltà che stiamo attraversando saranno i cittadini a darci un
messaggio chiaro e forse definitivo.
Abbiamo passato gli ultimi anni troppo spesso a fare “garette” fra di noi, ad autoincensare
la nostra democrazia interna e nel frattempo gli elettori, quelli della democrazia vera, ci
abbandonavano. Ciò non significa che non dobbiamo discutere, anzi se possibile più e
meglio di prima, abbiamo i nostri organismi per farlo! Servono direzioni regionali deliberanti
che prendano posizione chiara sui temi anche a livello regionale, iscritti che sentono
importante la loro militanza non solo per storia, sempre meno, ma perché le loro idee
contano, le loro proposte vengono ascoltate.
Perché qui vi è la seconda domanda cui spesso dobbiamo rispondere “Perché dovrei
iscrivermi?” La nostra struttura, i nostri circoli sono elemento fondamentale, è qualcosa che
oggi nessuno ha. Dobbiamo esserne orgogliosi e ripartire da lì ma proprio perché ne siamo
consapevoli dobbiamo anche dirci che chi ora governa non discute certo le sue scelte con
la base e non è certo la sua priorità fare riunioni sul territorio, eppure governano e prendono
i voti.
I nostri circoli, i nostri iscritti, la nostra comunità deve tornare ad essere un valore aggiunto,
ma dobbiamo metterli in condizione di esserlo, devono sentirsi parte di un progetto, devono
avere la “cassetta degli attrezzi” per spiegare ai cittadini proposte chiare e concrete.
Spero che presto, ad esempio, gli organismi dirigenti del nostro Partito tornino ad essere
scelti dagli iscritti e lo straordinario strumento di democrazia delle primarie serva per
scegliere i candidati negli organismi monocratici o nelle Istituzioni quando vi siano liste
bloccate come avviene in tutte le moderne democrazie perché davvero non si capisce
altrimenti perché uno dovrebbe iscriversi. Ma ai Circoli dobbiamo chiedere di essere il PD
sul territorio, ancor di più in questa fase difficile, abbiamo perso consenso ed elezioni, se
servono altre riunioni di analisi delle sconfitte facciamole ma ricordiamoci che poi abbiamo
118 Comuni al voto e seppur quasi sempre, data la natura dei Comuni, avremo liste civiche,
non possiamo perdere altri riferimenti sui territori, perché è anche e soprattutto dai nostri
amministratori, da chi conosce e si impegna sul territorio ed è stato premiato dai cittadini,
che dobbiamo ripartire.
Abbiamo bisogno di formazione, ed il Partito deve tornare ad essere anche servizio:
abbiamo visto come nuovi strumenti comunicativi siano fondamentali, possiamo guardarli
con sospetto ma non possiamo rinunciarvi e dobbiamo imparare ad usarli, abbiamo giovani

amministratori che con la militanza o solo come riferimento guardano a noi, obiettivo
fondamentale è anche aiutarli a crescere, perché vogliamo una nuova classe dirigente, ma
non presa a caso, selezionata per la sua competenza e per la sua capacità di rappresentare
problemi ed istanze del territorio. Il Partito, le nostre sedi, pur nelle difficoltà, devono essere
aperte a tutti, dobbiamo tornare a proporre corsi di formazione che ci aiutino ad affrontare
le sempre nuove competenze richieste nell’agire amministrativo e politico.
Dobbiamo anche affrontare le nuove sfide di una rappresentanza profondamente cambiata
negli ultimi anni. Forse è il momento di trovare un sistema, un nuovo metodo o nuovi
strumenti per tornare a mettere nelle mani dei cittadini una parte della rappresentanza che
un tempo era lasciata solo agli eletti e agli organismi dirigenti. Forse tra il referendum su
tutti i temi e la piattaforma Rousseau dei 5 Stelle, esistono metodologie più serie per
riportare più vicino a noi gli elettori e i simpatizzanti.

PARTITO AUTONOMO
Si parla molto di questo e se ne parla anche in altre Regioni, credo che spesso però si parta
dalla conclusione e non dal doveroso inizio; con il rischio che ciò diventi autoreferenziale e
assolutamente indifferente per i cittadini. Per un partito autonomo serve credere
nell’autonomia dei territori, serve rilanciare i temi del federalismo e della sussidiarietà
verticale, ormai scomparsi dall’agenda politica. Rilanciamoli chiediamo scelte importanti in
tal senso al nostro Partito e nell’azione politica, chiediamo che le Istituzioni più vicine al
cittadino tornino a contare di più, che cessi l’emorragia di risorse dai territori verso lo stato
centrale. Farlo in questa Regione per la sua storia, per le sue identità linguistiche e non solo,
ed anche per la sua collocazione geografica e le sue prospettive dovrebbe essere
fondamentale quanto scontato. Sappiamo che spesso non è così ma i temi del federalismo,
dell’autonomia e dell’autogoverno devono tornare ad essere centrali ed il resto sarà solo
conseguenza.
Allo stesso tempo dobbiamo essere in grado di ridare slancio alla nostra specialità ed
autonomia, costantemente e trasversalmente sotto attacco, certo rivendicando le sue origini
storiche e culturali ma anche criticità ed opportunità con cui una Regione di confine come la
nostra deve confrontarsi. Non è attraverso “alleanze” con il Veneto ma con visioni e
prospettive necessariamente Europee che la nostra Regione e la sua specialità sarà più
forte. Non è con richieste alla spicciolata di nuove competenze, più elemento mediatico che
altro, che ci renderemo credibili in una reale trattativa con lo Stato centrale, servono invece
priorità chiare e soprattutto una visione complessiva di cosa vogliamo e di cosa siamo in
grado di gestire meglio e più vicino ai nostri cittadini.

CENTROSINISTRA
I dati elettorali sono sotto gli occhi di tutti ed hanno segnato la sconfitta di un’intera proposta
politica ben più ampia del PD. Ora possiamo scegliere se attardarci nella richiesta di abiure,
nei processi o nei rimpianti postumi o provare a guardare avanti a capire che l’avversario è
altrove. Il nostro Partito ha ancora una comunità importante, molte persone, l’ho verificato
stando sul territorio, erano critiche, molte non hanno votato ma ora si chiedono se esiste
una reale alternativa a ciò che stanno vedendo. Sono convinto che la nostra Comunità sia
fondamentale per ripartire, ed è irresponsabile chi pensa ad una sua dissoluzione, ma
dobbiamo dirci con franchezza che non bastiamo a noi stessi e non è mera questione di
sistemi elettorali. Dobbiamo con generosità essere attori della costruzione di un’alternativa
più ampia di noi, capace di mobilitare le energie migliori della società, l’impegno di chiunque

voglia costruire un progetto ed una proposta nuova per il futuro dell’Europa, dell’Italia e della
nostra Regione. Dobbiamo sederci con chiunque lo voglia, non è più tempo di condannare
scelte diverse, come spero non sia più tempo di attaccare quelli che ci sono più vicini, non
servirà rinchiuderci in vecchie famiglie o provenienze, la situazione chiede a tutti un
supplemento di generosità, chiede a tutti di capire che la posta in gioco è il futuro dell’intero
centrosinistra e del nostro Paese. Serve confrontarsi su errori e su visioni diverse?
facciamolo nei luoghi opportuni, facciamolo in maniera aspra se serve, ma poi proviamo a
costruire una proposta alternativa che parli alle persone e che oggi ha bisogno della
passione, competenza ed impegno di tutti.
Il PD ha unito diverse culture politiche. Quel progetto non è fallito ed anzi quello spirito può
essere più utile ed attuale che mai. Il nostro congresso però è occasione per rinnovare un
gruppo dirigente, ma soprattutto dovrà essere l’occasione per parlare ai cittadini, agli uomini
e donne che ci vivono accanto.
Accettare ruoli in questo momento, e vale a tutti i livelli, è prima di tutto un atto di
responsabilità verso la propria Comunità politica. Permettetemi questa chiosa personale nel
mio caso ad una Comunità che mi ha dato tanto, non solo come opportunità ma anche come
formazione e crescita di competenze. Spero che questo congresso riparta da ciò; dal Noi e
non dall’Io, dalla nostra Comunità, che certo ha bisogno di chi assume ruoli ma che sa che
questo è prima di tutto una sua espressione.
Sbaglia chi pensa di vedere in questo congresso occasioni di riscatto verso qualcuno, pensa
ancora a rivincite o ad affrontare i mesi che ci attendono ancora con la provenienza da
“vecchie famiglie” o con appartenenze ad un territorio piuttosto che ad un altro.
Significherebbe che non abbiamo chiara la difficoltà della situazione che stiamo vivendo.
Non ci sono, oggi, rendite di posizione da guadagnare, ruoli o pesi da rivendicare ma solo
un grande lavoro da affrontare.
Queste stesse righe devono essere implementate ed arricchite da subito con il contributo di
tutti, con il lavoro fatto dalla Commissione Congressuale e dai territori. Da domani ci
attendono Comuni al voto ed elezioni europee, ci attende l’onere di un’opposizione forte
mentre costruiamo un’alternativa e questo immenso lavoro potremo farlo solo con un’intera
Comunità che ci crede, che invece della dimensione solo critica ritrova il gusto e la passione
per il confronto, il progetto e la proposta Politica. Una Comunità orgogliosa e proprio per
questo capace di ascoltare ed aprirsi a chiunque vogli darci una mano per costruire una
alternativa reale e credibile per il Paese, la nostra Regione e soprattutto per i cittadini.

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