28 APRILE GIORNATA MONDIALE VITTIME DELL’AMIANTO – LE PROPOSTE DEL PD E DEI SINDACI DELL’ISONTINO

28 APRILE GIORNATA MONDIALE VITTIME DELL’AMIANTO – LE PROPOSTE DEL PD E DEI SINDACI DELL’ISONTINO

In occasione del 28 aprile “Giornata mondiale delle vittime dell’amianto”, il Partito Democratico isontino e quello regionale – con i circoli PD di Staranzano, Ronchi e Monfalcone – hanno promosso un documento (sottoscritto da dieci sindaci dell’isontino) che, aggiornando quello dello scorso anno (che vide la condivisione degli allora candidati sindaci del centrosinistra di Staranzano, Gradisca, Turriaco e Doberdò), ripercorre quelle che sono state in questi anni le azioni delle istituzioni (una su tutte la scelta dell’aprile 2016 di investire 90 milioni sulla rimozione delle tubazioni rivestite di amianto della rete acquedottistica dei nostri comuni) e contiene una serie di istanze, richieste e proposte nei confronti di Regione e Azienda Sanitaria, dalla riapertura dell’ambulatorio CRUA di San Polo per le visite agli esposti, al supporto psicologico per gli esposti e le loro famiglie, alla valorizzazione del CRUA dando allo stesso un ruolo regionale (promessa non ancora attuata di Fedriga e Riccardi), e così avanti.
Un tema, quello dell’amianto, sul quale la nostra attenzione non potrà mai venire meno, ma anzi dovrà essere continua perché il territorio ha già pagato e sta pagando un prezzo altissimo all’utilizzo sfrenato e senza regole che si è fatto della “fibra killer”.
Su questo, il Partito Democratico isontino non intende assolutamente mollare la presa nei confronti delle istituzioni, Regione in primis, ai quali vertici il documento è stato inviato proprio questa mattina.

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Monfalcone – Cattarini “Maggioranza saltata in città con il bilancio”

Monfalcone – Cattarini “Maggioranza saltata in città con il bilancio”

 

Esiste ancora una maggioranza a Monfalcone?

C’è un Sindaco in grado di governare e amministrare in un periodo difficilissimo?

La città è spaventata dalla tragedia più grave che ha colpito il Mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale, i cittadini temono non solo per la loro salute, ma per il loro lavoro, per i loro risparmi, per il loro futuro.

Noi a Monfalcone cosa abbiamo avuto?

Montagne di dirette sui social, esibizioni di giacche della Protezione Civile, improbabili ordinanze in danno dei lavoratori, che giustamente protestano, e poco poco altro. CI è stato raccontato che la Sindaca ha fatto tante cose, ma poche di queste sono vere. Di queste poche, molte sono sbagliate.

Qualche esempio?

Ci è stato raccontato che la Sindaca ha avuto un qualche ruolo nella gestione dello stabilimento Fincantieri, in particolare sulla chiusura e sulla riapertura. La verità è un’altra: Fincantieri è, per nostra fortuna, una delle più grandi e importanti realtà mondiali della cantieristica navale. L’azienda ha predisposto un piano nazionale di gestione dell’emergenza sanitaria, che è stato concordato con il Governo nazionale. In questo Monfalcone non ha avuto alcun ruolo specifico. O ci si vuole  raccontare che il Comune di Monfalcone ha deciso chiusura e riapertura degli stabilimenti di Palermo o di Ancona? Tanto poco hanno ascoltato la Sindaca che se n’è andata sbattendo la porta, è stato scritto su questo giornale. Però ha vietato il “terlis”: non serve a nulla e ha fatto arrabbiare un po’ tutti, operai, e commercianti già in difficoltà, che non potrebbero far entrare i clienti. I sindacati sono giustamente insorti. Allo stesso modo, quando abbiamo sollevato la questione degli spogliatoi, non ha detto nulla e nulla continua a dire in merito alla gestione delle ditte d’appalto e di chi vi lavora, se non chiedere che riprendano solo i lavoratori vivono nel territorio. E gli altri? Pensa davvero che le ditte esterne, con le persone e le loro professionalità, si sostituiscano in 15, 20 giorni? Tanto fumo, poca sostanza. Poco si è fatto, ma in compenso molto si è insultato ed irriso gli avversari politici: è capitato a me, ai consiglieri comunali a tanti altri senza il minimo rispetto umano e politico. Ricapiterà, è purtroppo un fatto caratteriale.

La Sindaca non ha capito, quindi, che ci troviamo di fronte a una tragedia immensa, che va affrontata con una nuova cultura e strumenti straordinari. Bisogna anzitutto dare a chi non ha nulla, perché vi sono fasce importanti di monfalconesi che hanno problemi di vera sopravvivenza. Poi bisognerà gestire una ripartenza difficilissima, aiutando con denaro liquido i piccoli commercianti gli esercizi pubblici, che sono quelli che dalla chiusura hanno subito di più. Non c’è un progetto su questo, e il bilancio appena approvato su questo non fa nulla. Anzi, incredibilmente, continua a contenere poste di spesa per feste e iniziative che, nella nuova economia di emergenza, non troveranno più posto. Senza avere capito cosa sta succedendo, si da un improbabile incarico ad un consulente, che non si capisce bene cosa debba fare.  Costo oltre 20.000 €uro, in un momento in cui il denaro servirebbe a ben altro. Che non possa andare avanti così lo hanno capito, per quanto in ritardo, persino gli alleati della sindaca. Ieri il leader del suo maggiore alleato, Nicoli, di cui va apprezzata l’onestà intellettuale, nel suo intervento sul bilancio ha di fatto decretato la fine dell’alleanza tra Lega e Forza Italia per governare Monfalcone. Infine, l’ennesima sconfitta giudiziaria. Come avete scritto, il Tribunale di Trieste ha respinto la richiesta di annullamento della transazione stipulata con Fincantieri dalla precedente amministrazione.

Quella transazione fu un gravissimo errore. Assieme a moltissimi nel mio partito, al tempo l’ho detto e scritto, e chi l’ha stipulata ne ha pagato il prezzo politico. Avevo anche detto, sempre su questo giornale, con chiarezza che fosse del tutto inutile continuare, per pura propaganda, a mettere in discussione la transazione in Tribunale, prendendomi la, purtroppo solita, dose di insulti. Oggi la Magistratura, guarda un po’, mi da ragione, e il Comune ha gettato al vento un’altra ventina di migliaia di €uro. Si può continuare così? Si possono gettare al vento i pubblici denari continuando a cavalcare per pura propaganda questo argomento?

Proprio vero: per risollevare l’economia della città non c’è un progetto né una visione, ma c’è una cosa da fare subito: tagliare spese inutili e aiutare chi soffre.

Il Partito Democratico non crede che questa Amministrazione sia in grado di farlo.

 

Riccardo Cattarini – segreteria Partito Democratico Provincia di Gorizia

SULLA PROSSIMA STAGIONE TURISTICA DI GRADO I SOGGETTI ISTITUZIONALI E DEL SETTORE DEFINISCANO UNA STRATEGIA E PROPOSTE COMUNI

SULLA PROSSIMA STAGIONE TURISTICA DI GRADO I SOGGETTI ISTITUZIONALI E DEL SETTORE DEFINISCANO UNA STRATEGIA E PROPOSTE COMUNI

Viviamo giorni e settimane assolutamente pesanti, sia dal punto di vista sanitario che economico, per cui è doveroso pensare a quando si ripartirà, pianificando il futuro con gli strumenti e le idee più idonei.

Uno dei temi sollevati in questi giorni, anche in maniera provocatoria, è l’abolizione del pagamento del biglietto d’ingresso alla spiaggia gestita dalla GIT: per l’Isola non è un tema nuovo (se ne parla da anni). Le previsioni post-COVID19 per la prossima stagione si riferiscono ad un drastico calo dei turisti, per cui crediamo che tutti gli attori in campo (Regione, Comune, GIT, operatori e imprese) debbano sedersi attorno ad un tavolo e proporre, ciascuno per il proprio ruolo, idee per tentare di salvare – per quanto possibile – una stagione che – usando un eufemismo – non si preannuncia per niente facile.

Da subito quindi GIT ed operatori del settore devono farsi carico di sottoporre a Regione e Comune un piano di rilancio che permetta a queste istituzioni di valutarlo e sostenerlo in maniera concreta.

Un’idea potrebbe essere quella di prevedere buoni vacanza da destinare ai residenti in Regione, ma la stessa GIT (grazie alla sana e corretta gestione di questi anni) ha una capacità di indebitamento tale per cui qualche investimento potrebbe farlo, a miglioramento dell’offerta della propria spiaggia.

Deve essere chiaro che la spiaggia, per mantenere il suo valore e per dare continuità ad una peculiarità tutta gradese, deve mantenere il suo assetto unitario con i varchi di accesso controllati, per cui crediamo che il problema del biglietto d’ingresso non sia oggi la priorità rispetto ad un’idea di ripartenza immediata che deve essere prioritaria rispetto a tutto il resto, e che deve vedere tutti (istituzioni e operatori) impegnati e solidali.

Il Pd: «Il sindaco vigili sul San Giovanni di Dio convertito al Covid-19»

Il Pd: «Il sindaco vigili sul San Giovanni di Dio convertito al Covid-19»

Il Pd: «Il sindaco vigili sul San Giovanni di Dio convertito al Covid-19»

Franco Perazza e Angiola Restaino, entrambi del Pd, intervengono in seguito alla raccolta di 970 firme, avviata da Adelino Adami, medico chirurgo in pensione che ha lavorato all’ospedale di Gorizia e successivamente a Trieste, e Giorgio Bisiani, tecnico che ha legato la sua carriera al servizio di Emodialisi del nosocomio goriziano.«Una lettera aperta – sottolineano – in cui si ringraziano i nostri bravi e coraggiosi sanitari ma si esprimono preoccupazioni per il futuro dei servizi ospedalieri di Gorizia e si chiedono garanzie e rassicurazioni precise, pubbliche e formali da parte del sindaco e del dg di Asugi sulla volontà di non sottoporre la sanità goriziana e isontina ad ulteriori e definitivi impoverimenti e declassamenti dei reparti e dei servizi. Senza nessun intento polemico, al di sopra di ogni interesse di partito, anche noi esprimiamo preoccupazione, e lo facciamo perché, in frangenti drammatici come quelli che stiamo vivendo, appare del tutto evidente l’importanza di un servizio sanitario pubblico efficiente, capillare, esteso a tutti, che valorizzi competenze e professionalità».«Noi diciamo no – dicono – a ridimensionamenti della sanità pubblica a favore del privato, come purtroppo è avvenuto in Regioni come la Lombardia e il Veneto, per esempio, con i risultati disastrosi cui stiamo assistendo. La nostra grande preoccupazione è di veder spogliato l’ospedale di tutte quelle funzioni indicate con precisione ed obiettività dalla lettera/appello. La drammatica emergenza sanitaria e le drammatiche conseguenze economiche e sociali che ne deriveranno, in un territorio già così provato come il nostro, impongono una assunzione di responsabilità. Dobbiamo guardare al dopo, dobbiamo essere consapevoli che, o si esce diversi da questa emergenza o non si esce. Niente più deve essere fatto per apparire, per dividere, per criminalizzare ogni voce diversa dalla propria. Amministrare, in momenti di isolamento, dolore e di paura, deve significare raccogliere proposte e preoccupazioni e dare risposte concrete, adeguate, lungimiranti. Noi siamo pronti a fare la nostra parte».Conclude il Partito democratico: «Non approfitteremo dell’impegno generoso ed eroico dei nostri operatori per polemizzare e fare opposizione per principio. Abbiamo una sanità ospedaliera di prim’ordine e le nuove funzioni ospedaliere dipendenti dall’emergenza lo confermeranno. Unendoci ai numerosi cittadini sottoscrittori della lettera citata, chiediamo attenzione e vigilanza al sindaco».

Un ricordo di un grande sagradino, alberto Rissdorfer

Un ricordo di un grande sagradino, alberto Rissdorfer

Gorizia, 28 marzo – “Non posso che ricordare di Alberto Rissdorfer la schiettezza e la franchezza, espressi a volte in maniera burbera, ma sempre molto sincera. Le sue presenze alle assemblee della sezione di Sagrado erano sempre fonti inesauribili di aneddoti della vita professionale, politico-amministrativa nella DC e in consiglio comunale, nella CISL, nello sport sagradino e regionale, da apprezzato dirigente sportivo. Nel 2015, in occasione dei suoi 90 anni, ebbi il piacere e la fortuna di esserci – invitato in Municipio dall’Amministrazione comunale di Sagrado – per festeggiare i suoi 90 anni: davvero una vita che ha attraversato la storia del nostro Paese, una vita di impegno civile e sociale veramente piena.”

La regione non puo’ lasciare soli i sindaci dell’isontino ne’ sui dati dei contagi sul proprio territorio, ne’ a definire un criterio per la distribuzione delle mascherine

La regione non puo’ lasciare soli i sindaci dell’isontino ne’ sui dati dei contagi sul proprio territorio, ne’ a definire un criterio per la distribuzione delle mascherine


Gorizia, 28 marzo – Non è tempo di polemiche (anche se a livello nazionale Salvini e Meloni non perdono occasione per attaccare il Governo su qualsiasi questione e specularne politicamente), ma alcune cose vanno precisate:

  • Dopo aver promesso “due mascherine ad ogni cittadino del FVG”, in questi giorni i vertici politici della Regione hanno informato i Sindaci che esse arriveranno diluite in un periodo di alcune settimane, scaricando su questi la definizione delle priorità di assegnazione. Credo che non sia compito di un primo cittadino definire priorità di distribuzione senza avere alla base un criterio tecnico-scientifico cui attenersi, con il rischio di una guerra tra poveri;
  • Non è possibile che i Sindaci isontini, a diversi giorni dal pronunciamento favorevole della Protezione Civile, non siano in grado di conoscere i casi di positività e quarantena del proprio territorio, così da poter organizzare con i volontari quei servizi di supporto necessari in questi casi. Ciò, mentre in altre zone della Regione i Sindaci sono quotidianamente informati dalla rispettiva Azienda Sanitaria di quanto accade nei loro Comuni. Mi chiedo allora dove sta l’uniformità di comportamento su tali temi a livello regionale?

Queste sono due situazioni che il nostro gruppo consiliare in Regione ha già segnalato ai vertici della Regione, perché non può pensare di lasciare soli gli amministratori locali senza strumenti di azione in questa delicata e drammatica fase economica e sanitaria per il Paese.

Bufera sul sindaco di Gradisca

Bufera sul sindaco di Gradisca

 


Forze dell’ordine in pericolo»

le reazioniNessuna allerta. Ma certamente preoccupazione. Ora che la notizia di un caso di contagio all’interno delle spesso invalicabili mura del Cpr è trapelata, il timore è che ciò inneschi tensioni e proteste da parte degli altri migranti “reclusi”, già in stato di agitazione in queste ore tanto da indire uno sciopero della fame («Ma portato avanti non certo dalla totalità degli ospiti e più volte rientrato in questi giorni» assicura il questore Gropuzzo). A quanto si apprende, la cinquantina di irregolari detenuti al Cpr non era infatti a conoscenza di un caso di contagio all’interno e questo potrebbe divenire un casus belli per inscenare proteste o – nel caso peggiore – violente rivolte.Al tardo pomeriggio di ieri, secondo le istituzioni, l’atmosfera al Cpr era sotto controllo. Ma la situazione non viene sottovalutata. A questo scenario già complesso si aggiunge la reazione della popolazione, da un lato preoccupata che il sindaco Linda Tomasinsig non fosse stata preventivamente informata del caso di contagio; e, dall’altro, piuttosto confusa: non tutti sembrano aver compreso che l’infetto è un ospite di una struttura blindata come il Cpr (i migranti da rimpatriare), e non del vicino Cara (ove i richiedenti asilo, tecnicamente liberi di circolare, in questi giorni sono comunque tenuti ad osservare le stesse precauzioni dei cittadini italiani).Era stata Linda Tomasinsig, intercettati i rumors, a ottenere dal prefetto l’ufficialità sul caso di contagio. E decidere di comunicarlo alla cittadinanza. Una decisione criticata dai sindacati di polizia. La più aspra quella del Sap provinciale, attraverso il segretario Angelo Obit, che parla di «imprudenza» nel divulgare sui social la notizia. «Per quanto comprenda il legittimo diritto del sindaco a essere informata, con questa decisione ha messo in pericolo l’incolumità delle forze dell’ordine che potrebbero essere costrette a sedare una rivolta, con una possibile fuga dei trattenuti sul suo territorio. Il questore ha agito responsabilmente ponendo in isolamento la persona proveniente da una zona ad alto rischio di contagio e facendolo sottoporre a tampone – conclude Obit -. I gradiscani sarebbero stati più tutelati se il sindaco avesse saputo attendere e giustamente protestato nelle sedi istituzionali». Meno caustica la posizione del Siulp: «L’eccesso di riserbo della Prefettura aveva le sue ragioni – commenta il segretario Giovanni Sammito – ma comprendo anche il sindaco. A maggior ragione in un momento di emergenza come questo, il Cpr di Gradisca avrebbe dovuto essere chiuso. Gli agenti sono pochi, spesso aggregati da altre Questure: le auspicate assegnazioni non arrivano. Il territorio è sguarnito e l’apertura di un fronte-Cpr in queste ore sarebbe drammatica».Difende l’operato di Tomasinsig il consigliere regionale dem Diego Moretti: «La salute pubblica è una responsabilità del sindaco, ma per poterla esercitare è fondamentale la trasparenza. Non è solo una questione comunicativa: è un voler mettere in sicurezza prima di tutto le persone che al Cpr lavorano. Non ho dubbi che siano state attuate tutte le procedure sanitarie più corrette. Ma su questioni così delicate l’amministrazione va coinvolta. Tomasinsig non poteva certo voltarsi dall’altra parte, né tantomeno potrà essere ritenuta responsabile di eventuali violenze al Cpr». L’assemblea No Cpr No Frontiere punta il dito sulla Prefettura: «Grave che i reclusi siano stati tenuti completamente all’oscuro della presenza di un internato risultato positivo al virus. Non ci importa sapere né discutere se i Cpr siano attrezzati o meno per gestire eventuali contagi all’interno: e rimangono luoghi di umiliazione e privazione della libertà per persone che hanno la sola colpa di non possedere un “regolare” pezzo di carta».

Contagio nel CPR: Moretti (Pd) Ciascuno faccia la sua parte, le istituzioni locali non vanno lasciate né sole né all’oscuro

Contagio nel CPR: Moretti (Pd) Ciascuno faccia la sua parte, le istituzioni locali non vanno lasciate né sole né all’oscuro

 

Contagio nel CPR: Moretti (Pd) Ciascuno faccia la sua parte, le istituzioni locali non vanno lasciate né sole né all’oscuro

«Il Sindaco di Gradisca non poteva comportarsi diversamente».

A dirlo è Diego Moretti, consigliere regionale e segretario provinciale del Partito Democratico.
Continua Moretti «La salute pubblica è una responsabilità propria di un Sindaco: per poterla esercitare però, fondamentale è la trasparenza. Informare la cittadinanza gradiscana della notizia della persona contagiata all’interno del CPR non è solo una questione comunicativa, ma è un voler mettere in sicurezza prima di tutto le persone che vi lavorano, sia gli operatori degli enti gestori che le forze dell’ordine. Non è possibile che un Sindaco, ancora oggi, non venga messo a conoscenza di chi sono i contagiati sul suo territorio (anche di quelli presenti in strutture come CARA e CPR): lo stesso Prefetto (con il quale oggi ho personalmente parlato) mi ha confermato che sono stati attuati dal momento dell’arrivo della persona tutti i protocolli necessari in questi casi (e non ho dubbi che ciò sia avvenuto) e che la persona sia stata presa in carico dal sistema sanitario regionale. Non c’è però alcun dubbio che l’Amministrazione locale debba essere – su questioni così delicate – coinvolta in prima persona. Allo stesso modo anche il Garante per le libertà personali – locale e nazionale – deve svolgere il suo ruolo di vigilanza».

Conclude il Segretario dem «Sono sicuro che le Istituzioni (per quanto di loro competenza) si siano mosse in maniera corretta e che la situazione, oggi, sia sotto controllo dal punto di vista sanitario: non sono però accettabili – e vanno rispediti al mittente – da un lato i toni intimidatori e accusatori del SAP – che scarica sul Sindaco futuri problemi di ordine pubblico (e cosa doveva fare Linda Tomasinsig? Fare finta di nulla? Girare la testa dall’altra parte?) – così come non sono accettabili gli inviti, più o meno diretti, alla violenza».

Un positivo al Centro rimpatri di Gradisca

Un positivo al Centro rimpatri di Gradisca

Messo in isolamento il migrante irregolare, di cui non si conosce la nazionalità, arrivato lo scorso giovedì dalla Lombardia

Luigi Murciano / GRADISCA – È legato a un ospite del Cpr uno degli 8 casi di positività al Covid-19 registrati sinora a Gradisca d’Isonzo. La notizia è stata ufficializzata ieri dal sindaco della Fortezza, Linda Tomasinsig, che in serata ha voluto informarne pubblicamente la cittadinanza. A essere risultato positivo al tampone è un migrante irregolare trasferito il 19 marzo dalla Lombardia all’ex caserma Polonio. Proprio il territorio di provenienza del migrante in attesa di rimpatrio – del quale non sono state rese note le generalità né la nazionalità – ha consigliato le autorità a effettuare il test, il cui esito positivo è arrivato martedì. La persona, che risulta essere asintomatica e in condizioni di salute discrete, è stata immediatamente posta in isolamento. Non sta avendo contatti né con gli altri ospiti del “carcere per migranti” – sono poco meno di 50 -, né con le forze di polizia o gli operatori della coop padovana Edeco che gestisce la struttura. Le sue condizioni sono costantemente monitorate e nei prossimi giorni l’uomo verrà sottoposto, come da prassi, ad un ulteriore tampone.«Sono venuta a conoscenza di un caso di contagio al Cpr da una fonte ufficiosa – ha rivelato Tomasinsig -. Immediatamente mi sono attivata per contattare il prefetto di Gorizia, Massimo Marchesiello, che mi ha confermato la notizia. Il prefetto mi ha informato che il detenuto è stato posto in isolamento fin dall’arrivo in struttura e che sono stati messi in atto accorgimenti per evitare i contatti con il personale e con gli altri detenuti». Il riserbo della Prefettura, che ai nostri taccuini si limita a confermare le procedure intraprese per trattare il caso, è massimo. La preoccupazione del sindaco di Gradisca, cittadina su cui insistono non una ma due strutture ministeriali per migranti (l’altra è il vicino Cara per richiedenti asilo) è palpabile.«Fin dall’inizio dell’emergenza ho chiesto alla Prefettura notizie in merito alla gestione della situazione presso le due strutture governative, venendo informata con una nota dell’ente gestore Edeco in merito alle azioni di contrasto alla diffusione del coronavirus presso il Cpr. Sulle azioni di contrasto messe in campo al Cara mi è stata invece fornita informazione verbale, in particolare sulla limitazione delle uscite degli ospiti (che a differenza del Cpr non sono trattenuti ndr)».La prima cittadina rammenta come «già il 13 marzo associazioni e legali del settore immigrazione avessero chiesto al Ministro dell’Interno Lamorgese, alle Prefetture e alle Questure di tutta Italia di bloccare gli ingressi nei Cpr nella attuale situazione di emergenza sanitaria. Destava e desta infatti particolare preoccupazione la condizione di queste strutture, dove un numero elevato di persone vive in condizioni di promiscuità e dove non è facilmente ipotizzabile l’applicazione delle misure previste dalle disposizioni (distanze, misure igieniche, mascherine). «I Cpr – prosegue – sono frequentati quotidianamente da persone che vivono all’esterno: personale delle forze di polizia, degli enti gestori, mediatori, giudici e avvocati, con conseguente pericolo di diffusione del contagio per loro e i loro familiari». Poi una riflessione amara: «Ancora una volta ciò che ruota attorno all’istituzione Cpr è mantenuto riservato e fuori dal controllo pubblico».

Migranti: Moretti (Pd), ingiusto Gradisca resti di nuovo sola  

Migranti: Moretti (Pd), ingiusto Gradisca resti di nuovo sola  

“Il sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig non deve nuovamente di rimanere sola con i suoi concittadini: questo il nostro territorio non può permetterselo, non è giusto. L’on. Serracchiani sta correttamente sollecitando i vertici del Viminale a mantenere almeno la promessa del Ministro Minniti che escludeva la compresenza di CARA e nuovo CPR. A scoppio ritardato arrivino le esternazioni del presidente Fedriga, che si ricorda delle sue promesse solo quando cambia il Governo”. Lo ha affermato il segretario provinciale del Pd di Gorizia Diego Moretti, dopo l’annuncio dei primi arrivi al CPR situato nel Comune isontino.
“Ricordiamo le mirabolanti promesse fatte più di un anno fa da Fedriga – aggiunge Moretti – sull’apertura di un CPR per provincia e la chiusura del CARA di Gradisca, con Ziberna che si offriva addirittura di ospitare un CPR a Gorizia. Dopo aver fatto portare per oltre dieci anni un grande peso a un piccolo Comune dovrebbero essere altri a prendersi questa responsabilità. Solo i cittadini di quella zona – puntualizza – sanno cosa significa abitare vicino ad un posto dove ci sono le sirene di notte e i tentativi di fuga nei propri campi”.
Per il segretario dem “la permanenza di CPR e CARA assieme a Gradisca dimostra ancora una volta il peso del Presidente della Regione nei confronti di Roma, ci sia o non ci sia la Lega al Governo. Noi ci battiamo per cambiare le cose”.