SULLA PROSSIMA STAGIONE TURISTICA DI GRADO I SOGGETTI ISTITUZIONALI E DEL SETTORE DEFINISCANO UNA STRATEGIA E PROPOSTE COMUNI

SULLA PROSSIMA STAGIONE TURISTICA DI GRADO I SOGGETTI ISTITUZIONALI E DEL SETTORE DEFINISCANO UNA STRATEGIA E PROPOSTE COMUNI

Viviamo giorni e settimane assolutamente pesanti, sia dal punto di vista sanitario che economico, per cui è doveroso pensare a quando si ripartirà, pianificando il futuro con gli strumenti e le idee più idonei.

Uno dei temi sollevati in questi giorni, anche in maniera provocatoria, è l’abolizione del pagamento del biglietto d’ingresso alla spiaggia gestita dalla GIT: per l’Isola non è un tema nuovo (se ne parla da anni). Le previsioni post-COVID19 per la prossima stagione si riferiscono ad un drastico calo dei turisti, per cui crediamo che tutti gli attori in campo (Regione, Comune, GIT, operatori e imprese) debbano sedersi attorno ad un tavolo e proporre, ciascuno per il proprio ruolo, idee per tentare di salvare – per quanto possibile – una stagione che – usando un eufemismo – non si preannuncia per niente facile.

Da subito quindi GIT ed operatori del settore devono farsi carico di sottoporre a Regione e Comune un piano di rilancio che permetta a queste istituzioni di valutarlo e sostenerlo in maniera concreta.

Un’idea potrebbe essere quella di prevedere buoni vacanza da destinare ai residenti in Regione, ma la stessa GIT (grazie alla sana e corretta gestione di questi anni) ha una capacità di indebitamento tale per cui qualche investimento potrebbe farlo, a miglioramento dell’offerta della propria spiaggia.

Deve essere chiaro che la spiaggia, per mantenere il suo valore e per dare continuità ad una peculiarità tutta gradese, deve mantenere il suo assetto unitario con i varchi di accesso controllati, per cui crediamo che il problema del biglietto d’ingresso non sia oggi la priorità rispetto ad un’idea di ripartenza immediata che deve essere prioritaria rispetto a tutto il resto, e che deve vedere tutti (istituzioni e operatori) impegnati e solidali.

Covid-19 – cinque ordini del giorno respinti senza un perché: occasione persa

Covid-19 – cinque ordini del giorno respinti senza un perché: occasione persa

Gorizia, 2 aprile – L’approvazione all’unanimità del secondo disegno di legge legato all’emergenza Coronavirus, il ddl n. 85, è stato l’ennesimo segnale di collaborazione da parte dei gruppi politici del Consiglio regionale. Pur contenendo anche norme che con l’emergenza non c’entrano nulla (su tutte il prolungamento delle elezioni del 2021 al 2022), il voto favorevole del nostro gruppo al ddl nel suo insieme conferma il senso di responsabilità di fronte ad una situazione emergenziale mai vissuta prima. Peccato che la Giunta e la maggioranza abbiano respinto cinque ordini del giorno (sui sette presentati) che contenevano indicazioni costruttive e collaborative sui temi in discussione. Tra questi, uno conteneva la possibilità di concedere anche alle famiglie con disabili la possibilità di uscire di casa con procedure semplificate (senza certificati medici specifici ma con il solo certificato di disabilità che già contiene la necessità di accompagnamento), ma inspiegabilmente è stato, assieme agli altri, respinto.

Si può uscire – giustamente – per portare il cane a fare i propri bisogni, ma non il resto. Davvero un peccato, un’occasione persa…

Scarica e leggi gli ordini del giorno respinti da Fedriga:

ddl 85 odg 1

ddl 85 odg 2

ddl 85 odg 3

ddl 85 odg 4

ddl 85 odg 6

La regione non puo’ lasciare soli i sindaci dell’isontino ne’ sui dati dei contagi sul proprio territorio, ne’ a definire un criterio per la distribuzione delle mascherine

La regione non puo’ lasciare soli i sindaci dell’isontino ne’ sui dati dei contagi sul proprio territorio, ne’ a definire un criterio per la distribuzione delle mascherine


Gorizia, 28 marzo – Non è tempo di polemiche (anche se a livello nazionale Salvini e Meloni non perdono occasione per attaccare il Governo su qualsiasi questione e specularne politicamente), ma alcune cose vanno precisate:

  • Dopo aver promesso “due mascherine ad ogni cittadino del FVG”, in questi giorni i vertici politici della Regione hanno informato i Sindaci che esse arriveranno diluite in un periodo di alcune settimane, scaricando su questi la definizione delle priorità di assegnazione. Credo che non sia compito di un primo cittadino definire priorità di distribuzione senza avere alla base un criterio tecnico-scientifico cui attenersi, con il rischio di una guerra tra poveri;
  • Non è possibile che i Sindaci isontini, a diversi giorni dal pronunciamento favorevole della Protezione Civile, non siano in grado di conoscere i casi di positività e quarantena del proprio territorio, così da poter organizzare con i volontari quei servizi di supporto necessari in questi casi. Ciò, mentre in altre zone della Regione i Sindaci sono quotidianamente informati dalla rispettiva Azienda Sanitaria di quanto accade nei loro Comuni. Mi chiedo allora dove sta l’uniformità di comportamento su tali temi a livello regionale?

Queste sono due situazioni che il nostro gruppo consiliare in Regione ha già segnalato ai vertici della Regione, perché non può pensare di lasciare soli gli amministratori locali senza strumenti di azione in questa delicata e drammatica fase economica e sanitaria per il Paese.

Bufera sul sindaco di Gradisca

Bufera sul sindaco di Gradisca

 


Forze dell’ordine in pericolo»

le reazioniNessuna allerta. Ma certamente preoccupazione. Ora che la notizia di un caso di contagio all’interno delle spesso invalicabili mura del Cpr è trapelata, il timore è che ciò inneschi tensioni e proteste da parte degli altri migranti “reclusi”, già in stato di agitazione in queste ore tanto da indire uno sciopero della fame («Ma portato avanti non certo dalla totalità degli ospiti e più volte rientrato in questi giorni» assicura il questore Gropuzzo). A quanto si apprende, la cinquantina di irregolari detenuti al Cpr non era infatti a conoscenza di un caso di contagio all’interno e questo potrebbe divenire un casus belli per inscenare proteste o – nel caso peggiore – violente rivolte.Al tardo pomeriggio di ieri, secondo le istituzioni, l’atmosfera al Cpr era sotto controllo. Ma la situazione non viene sottovalutata. A questo scenario già complesso si aggiunge la reazione della popolazione, da un lato preoccupata che il sindaco Linda Tomasinsig non fosse stata preventivamente informata del caso di contagio; e, dall’altro, piuttosto confusa: non tutti sembrano aver compreso che l’infetto è un ospite di una struttura blindata come il Cpr (i migranti da rimpatriare), e non del vicino Cara (ove i richiedenti asilo, tecnicamente liberi di circolare, in questi giorni sono comunque tenuti ad osservare le stesse precauzioni dei cittadini italiani).Era stata Linda Tomasinsig, intercettati i rumors, a ottenere dal prefetto l’ufficialità sul caso di contagio. E decidere di comunicarlo alla cittadinanza. Una decisione criticata dai sindacati di polizia. La più aspra quella del Sap provinciale, attraverso il segretario Angelo Obit, che parla di «imprudenza» nel divulgare sui social la notizia. «Per quanto comprenda il legittimo diritto del sindaco a essere informata, con questa decisione ha messo in pericolo l’incolumità delle forze dell’ordine che potrebbero essere costrette a sedare una rivolta, con una possibile fuga dei trattenuti sul suo territorio. Il questore ha agito responsabilmente ponendo in isolamento la persona proveniente da una zona ad alto rischio di contagio e facendolo sottoporre a tampone – conclude Obit -. I gradiscani sarebbero stati più tutelati se il sindaco avesse saputo attendere e giustamente protestato nelle sedi istituzionali». Meno caustica la posizione del Siulp: «L’eccesso di riserbo della Prefettura aveva le sue ragioni – commenta il segretario Giovanni Sammito – ma comprendo anche il sindaco. A maggior ragione in un momento di emergenza come questo, il Cpr di Gradisca avrebbe dovuto essere chiuso. Gli agenti sono pochi, spesso aggregati da altre Questure: le auspicate assegnazioni non arrivano. Il territorio è sguarnito e l’apertura di un fronte-Cpr in queste ore sarebbe drammatica».Difende l’operato di Tomasinsig il consigliere regionale dem Diego Moretti: «La salute pubblica è una responsabilità del sindaco, ma per poterla esercitare è fondamentale la trasparenza. Non è solo una questione comunicativa: è un voler mettere in sicurezza prima di tutto le persone che al Cpr lavorano. Non ho dubbi che siano state attuate tutte le procedure sanitarie più corrette. Ma su questioni così delicate l’amministrazione va coinvolta. Tomasinsig non poteva certo voltarsi dall’altra parte, né tantomeno potrà essere ritenuta responsabile di eventuali violenze al Cpr». L’assemblea No Cpr No Frontiere punta il dito sulla Prefettura: «Grave che i reclusi siano stati tenuti completamente all’oscuro della presenza di un internato risultato positivo al virus. Non ci importa sapere né discutere se i Cpr siano attrezzati o meno per gestire eventuali contagi all’interno: e rimangono luoghi di umiliazione e privazione della libertà per persone che hanno la sola colpa di non possedere un “regolare” pezzo di carta».

Un positivo al Centro rimpatri di Gradisca

Un positivo al Centro rimpatri di Gradisca

Messo in isolamento il migrante irregolare, di cui non si conosce la nazionalità, arrivato lo scorso giovedì dalla Lombardia

Luigi Murciano / GRADISCA – È legato a un ospite del Cpr uno degli 8 casi di positività al Covid-19 registrati sinora a Gradisca d’Isonzo. La notizia è stata ufficializzata ieri dal sindaco della Fortezza, Linda Tomasinsig, che in serata ha voluto informarne pubblicamente la cittadinanza. A essere risultato positivo al tampone è un migrante irregolare trasferito il 19 marzo dalla Lombardia all’ex caserma Polonio. Proprio il territorio di provenienza del migrante in attesa di rimpatrio – del quale non sono state rese note le generalità né la nazionalità – ha consigliato le autorità a effettuare il test, il cui esito positivo è arrivato martedì. La persona, che risulta essere asintomatica e in condizioni di salute discrete, è stata immediatamente posta in isolamento. Non sta avendo contatti né con gli altri ospiti del “carcere per migranti” – sono poco meno di 50 -, né con le forze di polizia o gli operatori della coop padovana Edeco che gestisce la struttura. Le sue condizioni sono costantemente monitorate e nei prossimi giorni l’uomo verrà sottoposto, come da prassi, ad un ulteriore tampone.«Sono venuta a conoscenza di un caso di contagio al Cpr da una fonte ufficiosa – ha rivelato Tomasinsig -. Immediatamente mi sono attivata per contattare il prefetto di Gorizia, Massimo Marchesiello, che mi ha confermato la notizia. Il prefetto mi ha informato che il detenuto è stato posto in isolamento fin dall’arrivo in struttura e che sono stati messi in atto accorgimenti per evitare i contatti con il personale e con gli altri detenuti». Il riserbo della Prefettura, che ai nostri taccuini si limita a confermare le procedure intraprese per trattare il caso, è massimo. La preoccupazione del sindaco di Gradisca, cittadina su cui insistono non una ma due strutture ministeriali per migranti (l’altra è il vicino Cara per richiedenti asilo) è palpabile.«Fin dall’inizio dell’emergenza ho chiesto alla Prefettura notizie in merito alla gestione della situazione presso le due strutture governative, venendo informata con una nota dell’ente gestore Edeco in merito alle azioni di contrasto alla diffusione del coronavirus presso il Cpr. Sulle azioni di contrasto messe in campo al Cara mi è stata invece fornita informazione verbale, in particolare sulla limitazione delle uscite degli ospiti (che a differenza del Cpr non sono trattenuti ndr)».La prima cittadina rammenta come «già il 13 marzo associazioni e legali del settore immigrazione avessero chiesto al Ministro dell’Interno Lamorgese, alle Prefetture e alle Questure di tutta Italia di bloccare gli ingressi nei Cpr nella attuale situazione di emergenza sanitaria. Destava e desta infatti particolare preoccupazione la condizione di queste strutture, dove un numero elevato di persone vive in condizioni di promiscuità e dove non è facilmente ipotizzabile l’applicazione delle misure previste dalle disposizioni (distanze, misure igieniche, mascherine). «I Cpr – prosegue – sono frequentati quotidianamente da persone che vivono all’esterno: personale delle forze di polizia, degli enti gestori, mediatori, giudici e avvocati, con conseguente pericolo di diffusione del contagio per loro e i loro familiari». Poi una riflessione amara: «Ancora una volta ciò che ruota attorno all’istituzione Cpr è mantenuto riservato e fuori dal controllo pubblico».